Dicono di noi

  1. Alla scoperta di Ecosol, molto più che un cohousing (marzo 2016)

da Vivere Sostenibile a Parmain Numero 03 

di Anna Maria Guareschi, abitante Ecosol

 Ecosol è un edificio, un luogo in cui vivere, un cohousing, un’associazione. E noi ne siamo gli ideatori, gli abitanti, i primi fruitori.

Da quasi 3 anni 13 realtà familiari (dal single alla famiglia con 4 figli, dal giovane all’anziano) stanno vivendo una interessante e piacevole esperienza di vicinato elettivo e di condivisione di spazi, servizi, iniziative varie, secondo il modello dei cohousing.

Ma andiamo con ordine.

La storia di questo cohousing nasce intorno agli anni 2006-2007, a Fidenza (PR), cittadina di circa ventiseimila abitanti, lungo la via Emilia, dove un gruppo di persone, impegnate nella ricerca di stili di vita più coerenti con la propria visione del mondo, ha cominciato a ragionare sul tema della casa.  Il nucleo iniziale, costituito da 4-5 famiglie, si è poi allargato fino a stabilizzarsi a 13. Di fatto c’è stato un cammino, un percorso relazionale fra i componenti del gruppo, che si è evoluto nel corso degli anni. La “relazione” è così ben presto divenuta il criterio guida dell’intervento: relazione tra abitanti, ma anche con il territorio, con l’ambiente e con tutti gli attori della filiera, alla ricerca, insieme, di un interesse comune e di un modo di abitare più sostenibile.

Era maturata l’idea che, oltre al nostro modo di alimentarci, vestirci e consumare in modo da tendere ad uno stile di vita attento alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, si potesse anche pensare ad un modo di abitare coerente con questo approccio sistemico alla realtà.

LE SCELTE/IL PROCESSO

Il gruppo, attraverso un processo volto a capire che cosa i singoli e le famiglie si attendevano da questo edificio da progettare insieme (definire gli spazi individuali e quelli che avremmo voluto condividere con gli altri), esprimeva la necessità di tredici alloggi di taglio molto vario (da 1 a 4 stanze da letto) a cui assieme si sceglieva di aggiungere un ulteriore alloggio da offrire in affitto ai servizi sociali locali per situazioni di bisogno temporaneo espresse dal territorio. A questi spazi si decideva di affiancare alcuni spazi comuni, tra cui una lavanderia, una dispensa, un ampio salone polifunzionale con uso di cucina e di servizi, spazi esterni scoperti e coperti, ecc… e la possibilità di condividere servizi e favorire relazioni di mutuo aiuto.

A questo proposito si era costituito il “gruppo processi”, con il compito di facilitare gli incontri e le prese di decisione, che ancora oggi si occupa delle relazioni interne e di cercar di creare momenti di benessere comune, al di là delle riunioni “tecniche”.

Si è anche redatta e sottoscritta una Carta d’Intenti, riferimento insostituibile per rafforzare  l’obiettivo. Il gruppo decideva, in particolare, di adottare al suo interno il metodo decisionale del consenso.

GLI SPAZI

Dopo una infruttuosa ricerca di edifici da ristrutturare secondo le nostre esigenze, si è optato per un lotto edificabile in periferia. La disposizione del lotto, la volontà di ricercare una buona efficienza energetica dell’edificio, utilizzando anzitutto la bioclimatica (orientamento, schermature, rapporto superficie volume, ventilazione naturale, ecc…) e di favorire le relazioni tra gli abitanti, unitamente alla ricerca della maggior semplicità costruttiva, hanno portato a scegliere la tipologia a ballatoio, con la possibilità di beneficiare di numerosi vantaggi: creazione di un corpo di fabbrica ottimale per gli apporti energetici naturali, forma compatta, corretta distribuzione nord-sud dei locali notte-giorno, una copertura rivolta a sud per il posizionamento dell’impianto solare fotovoltaico, utilizzo della profondità del ballatoio come schermatura solare, sfruttamento della ventilazione naturale, creazione di uno spazio esterno coperto collettivo (una sorta di “cortile verticale”), facilitazione degli incontri e delle relazioni informali. Il salone, che è aggettante rispetto al corpo principale, è stato protagonista di una esperienza di autocostruzione da parte dei futuri abitanti, che hanno realizzato le pareti in balle di paglia.

A CHE PUNTO SIAMO

Da quasi 3 anni stiamo abitando l’edificio e vivendo le relazioni tra di noi.

Gli spazi comuni, che avevamo progettato, sono stati effettivamente realizzati e vengono utilizzati.

Il salone è uno spazio pluriuso di circa 100 mq. È un soggiorno, una sala per incontri, una sala da pranzo, ecc. È affiancato da una cucina e un servizio igienico. È uno spazio da usare quando si vuole condividere oppure quando se ne ha bisogno. Lo utilizziamo per cenare assieme ogni 15 giorni, ma anche per compleanni, feste di famiglia o per ospitare riunioni.

La lavanderia comune ci permette di condividere lavatrici ed asciugatrici. La dispensa ci mette a disposizione una cella frigo dove possono trovare posto le cassette di frutta e verdura che acquistiamo attraverso il GAS, di cui tutti facciamo parte.

L’alloggio sociale, per cause indipendenti dalla nostra volontà, non è ancora agibile, ma stiamo in ogni caso lavorando, attraverso l’associazione Ecosol, per poter essere operativi non appena le opere edilizie saranno terminate. La scelta di aprirci ad una accoglienza di vicinato è stata una delle scelte qualificanti per tutti noi, già in fase di progettazione. Siamo coscienti della fortuna di questa esperienza, vogliamo che non si chiuda in sé, ma che sia aperta alla realtà, al bisogno, al limite.

Abbiamo scoperto, e questo ci meraviglia e ci gratifica ogni giorno, che è bello avere fiducia reciproca, che questo ci fa vivere bene e che non ci chiede sacrifici. Bisogna però imparare a pensarsi non come individui, ma come parte di una comunità, dove io posso stare bene solo se anche chi mi sta vicino sta bene a sua volta.

TESTIMONIANZE DI ABITANTI (estrapolate da un’intervista)

– “Per me è un modo assolutamente normale di abitare, assolutamente spontaneo, come dovrebbe essere, come è, la trovo una cosa naturale…quello che fa veramente il cohousing sono le relazioni, le persone, … uno ci abita proprio e abita con delle persone, non con lo spazio”

– “Per me questo [cohousing] è tutto…ritrovarmi in questo…ormai arrivata a una certa età, questo è quello proprio che mi dà tanto…mi fa fare nuove esperienze specialmente vivere tutti assieme così, con questa armonia in cui siamo l’uno per l’altro, una famiglia di famiglie…

– “è una forma a mio avviso sufficientemente slow, morbida, per poter proporre un modo di abitare non tradizionale che sta in maniera graduata, a seconda di come il gruppo degli abitanti lo interpreta, tra il tradizionale condominio e la comune, la comunità, una forma intermedia che   prende il positivo dei due aspetti, che si può sintetizzare in sovranità, autonomia del nucleo familiare ma con la possibilità di condividere spazi, servizi, risorse e quindi relazioni…via via credo che prevalga l’aspetto della relazione umana…viene da usare il concetto di famiglia allargata, sapere di potersi fidare gli uni degli altri…è una bella carta da giocare”

– “Per me è una cosa bellissima nel senso che io caratterialmente sono una persona abbastanza socievole, sto bene con le persone…però contemporaneamente ho bisogno anche di momenti da sola…ma da tanti anni cercavo di realizzare il sogno di vivere vicino ad amici, è in qualche modo la sicurezza di non essere mai in una solitudine triste…”

– “Per noi è stata fondamentale la progettazione partecipata…ci ha permesso di formare gruppo, di conoscerci tra di noi, di chiarirci le idee, di mettere in comune quelle che erano le attese diverse di ciascuno e qualche attesa è caduta… Assieme si è costruita una fiducia e si è chiarito bene che avremmo fatto quello che assieme avremmo deciso di fare…assieme avremmo deciso…”

– “Mi rendo conto che il cohousing comunque è propedeutico ad una capacità di pensarsi insieme agli altri cioè pensarsi come comunità, come comunità nel senso più ampio, più laico…cioè che non ci si salva mai da soli…”

 

Altreconomia Luglio/Agosto 2013

 

Altreconomia, Marzo 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rivista della Cooperativa Di Vittorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gazzetta di Parma, Febbraio 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gazzetta di Parma, Maggio 2012

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